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I media virali rappresentano un modo imperfetto per pensare di distribuire un contenuto tramite network di utenti informali o ''ad hoc'', e la dura realtà è che gli inserzionisti non riescono assolutamente a capire il processo attraverso il quale un contenuto è ridistribuito nel web. Per questo, e in netto contrasto con quello che dichiarano, gli inserzionisti sono completamente incapaci di costruire una campagna di viral marketing e ignorano completamente quali metriche debbano essere utilizzate per misurare l'efficacia delle loro campagne virali.
Ciò nonostante, i pubblicitari sono così affascinati dal "concetto" di viral marketingda pensare d'impiegare parti sempre maggiori dei loro budget per l'avvio di campagne virali online (eMarketer prevede che nel 2011 saranno spesi ben 1.4 miliardi di dollari dagli inserzionisti per il posizionamento dei loro annunci sui vari social network).
[...] l'idea di "meme" e di media virus, cioè di idee che si autoreplicano, nascoste all'interno di contenuti interessanti e accattivanti, a cui è difficile resistere, rappresentano un modo problematico di comprendere determinate prassi culturali.
Alla radice di questo, ci sono due grossi malintesi sul viral marketing:
Quando si parla di meme e media virali si pone l'accento sulla replica di un'idea originale e non si capisce a pieno quella che è la realtà quotidiana della comunicazione, in che maniera le idee siano manipolate, riproposte e distorte, passando da persona a persona in un processo che si è molto velocizzato con l'avvento della cultura del network
Ciò che rende una campagna realmente "virale" non è tanto la sua "capacità di essere ritrasmessa e condivisa" dal maggior numero di persone possibili, ma la possibilità di esser "riproposta" e "riadattata" dal maggior numero di persone nel maggior numero possibile di nuovi contesti.
Anziché enfatizzare la replica diretta dei "meme", il modello contagioso presuppone che sia la riproponibilità e la trasformabilità del contenuto dei media ad aumentarne il valore, consentendo allo stesso di essere collocato in diversi contesti d'uso.
In questa guida comprensiva e dettagliata, il professore del MIT, Henry Jenkinsinsieme al suo team, spiega in termini semplici come e cosa renda qualcosa ''virale
'' e allo stesso tempo illustra le dinamiche che stanno alla base della redistribuzione sociale dei tuoi contenuti sul web.
Fonte: Robin Good Masternewmedia.it |



















