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Reti low cost e aiuti dai privati così le città diventano wireless

Reti low cost e aiuti dai privati così le città  diventano wireless

A Roma, Genova e Firenze il wi-fi gratuito che batte la crisi.

Pochi i fondi disponibili ma si rimedia con la collaborazione fra soggetti pubblici e privati


 

 

Reti low cost e aiuti dai privati così le città diventano wireless

Un uomo al pc in un parco

ROMA - Internet gratis a tutti i cittadini, per diffondere la cultura e sostenere il turismo. È il sogno delle pubbliche amministrazioni locali, e alcune lo stanno realizzando con progetti low cost. A Roma, Firenze, Genova e in altre città, infatti, sono state create ampie reti wi-fi, cioè senza fili, in luoghi pubblici o all'aperto, facendo economie perché i bilanci non consentono grandi investimenti. Si fa di necessità virtù: i fondi disponibili sono pochi e quindi si rimedia con la collaborazione tra soggetti differenti, pubblici e privati insieme. E pazienza se gli enti locali si ritrovano soli, in questa missione, poiché dallo Stato la diffusione delle reti wireless è ostacolata da leggi e balzelli che non hanno analoghi esempi nel resto d'Europa.

Un caso è quello di Provincia Wi-Fi, il progetto più esteso in Italia, che a oggi ha attivato 200 punti di accesso a Roma e in una sessantina di comuni limitrofi. Finora sono stati spesi 350mila euro. Si è riusciti a contenere le spese con l'idea di una "rete arlecchino", formata da hot spot non solo del Comune, ma anche di altri enti pubblici, come ospedali e università, e soggetti privati (bar, ristoranti, associazioni, circoli sportivi). L'utente naviga ovunque nella provincia con la stessa password, che si deve procurare una volta sola. La pubblica amministrazione, in questo caso, ha avuto il ruolo di catalizzare diverse risorse, coordinare il progetto e creare un sistema unico per identificare l'utente.

Il problema è che la normativa italiana (con il decreto Pisanu contro il terrorismo, del 2005) impone ai fornitori di internet regole molto rigide, assenti negli altri Paesi europei. Innanzitutto devono denunciare l'hot spot alla Questura, registrare il traffico dell'utente, identificarlo in modo certo. Molti dei soggetti che compongono la rete di Provincia Wi-Fi da soli non avrebbero le forze o le capacità tecniche per adeguarsi.
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Di qui la soluzione: ci pensa la Provincia a sbrigare tutte le pratiche amministrative. "Crediamo così di contribuire alla modernizzazione del Paese e diffondere l'uso di internet", dice Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma. Il progetto per ora conta 11mila utenti e avrà altri 300 hot spot nel 2010.

Simile il funzionamento, e la filosofia, del progetto Genova Città Digitale: il Comune coordina una rete formata da hot spot di vari soggetti, pubblici e privati, in 16 aree, che dovrebbero triplicare nel 2010. "Il Comune ha pochi fondi per queste cose e di suo ha messo solo 10mila euro. Il resto arriva da altri soggetti, come i Comitati di via", dice Francesco Bollorino, consulente del Comune per questo progetto. "Lo scopo è sostenere il turismo e soddisfare le richieste dei giovani, che ci chiedono internet nei luoghi pubblici", aggiunge. Idem a Firenze, che ha appena aperto il WiFi gratis in dodici aree del comune capoluogo.

"Siamo riusciti a contenere l'investimento, spendendo solo 80mila euro, perché abbiamo riutilizzato infrastrutture già presenti, realizzate in passato per portare la banda larga nelle case non raggiunte dall'Adsl", spiega Jorge Assfalg, responsabile servizi informativi nella Provincia di Firenze. A Pescara il Comune ha "coperto" due piazze con 20 mila euro di spesa, grazie all'aiuto dell'operatore Fastweb.

Per fare di più servirebbe un aiuto anche dal governo: in questi giorni, da più parti (esperti e politici di entrambi gli schieramenti) si preme per cambiare le norme contenute nel decreto Pisanu, i cui limiti pesano sui progetti. Prevedono costi extra per le pubbliche amministrazioni che fanno le reti e l'identificazione via cellulare non funziona se l'utente ha una sim non italiana. Quindi gli stranieri sono penalizzati. Così, addio sostegno al turismo.


 


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