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Guida Fare Marketing Strategico. Il controllo di gestione per verificare la comunicazione

Scritto da Emiliano Pintus Consulente Marketing Piccola Impresa   

marketing Strategico

Guida Fare Marketing Strategico Il controllo di gestione per verificare la comunicazione

marketing StrategicoCorso gratuito con esempi ed esercitazioni di economia e finanza

Principalmente controllo significa avere informazioni per poter fare delle valutazioni di percorso e di correzione in tempo utile.

 

 


 

 


 

Se non ai il controllo delle informazioni organizzate in un certo modo non potrai avere intuizioni necessarie affinché le tue decisioni siano vincenti. Ricorda che la prima regola per un buon controllo di gestione è di conservare la ricchezza accumulata, poi contenere i costi e aumentare il guadagni.

La prima cosa che occorre sapere in ambito “gestione economica” dell’impresa è la differenza tra economia e finanza.

 

Per l’economia pensa alla produzione, al creare valore o meglio al trasformare la materia prima, qualsiasi esse siano, in prodotto e servizi di valore superiore. Potere farti l’esempio di questa scala: farina, acqua, pomodoro, mozzarella e calore valgono di meno di una pizza.

In economia tuttavia succede spesso che prima di guadagnare si sostengano dei costi. Questi significa che la finanza entra nel gioco ed fornice i mezzi per affrontare i costi quando ancora non i guadagna. Hai a che fare con il tempo e con il denaro.

 

Maggiori saranno gli investimenti, maggiore sarà l’impegno finanziario, maggiore sarà la durata del mio ciclo produttivo, maggiore sarà l’impegno finanziario.

Oltre gli investimenti necessario tenere presente il tempo di trasformazione delle materie prime in redditività attraverso il lavoro prodotto dalle risorse umane.

Il ciclo produttivo è molto importante nel calcolo finanziario. Più lungo sarà il processo e più lungo sarà l’impegno finanziario. Per farti un esempio immagina un forno del pane. La farina ed il lavoro lo pago oggi ma entro la sera avrò incassato i costi già rientrati. Se produco formaggi stagionati o prosciutti il tempo entro il quale la materia prima è pronta per essere venduta è molto più lunga e l’impegno finanziario aumenta notevolmente.

 

Per mettere ordine nel controllo di gestione pensa all’economia come il comprare e il vendere dove la differenza porta alla redditività. Pensa alla finanza come il tempo che c’è tra il pagare e incassare.  I nostri bilanci aziendali nascono in questo modo, tenendo conto di questa differenza. Infatti, avrai il conto economico, cioè il lavoro fatto e lo stato patrimoniale che è il capitale dell’azienda.

 

Lo stato patrimoniale è ciò che permetti di produrre, è la struttura in se stessa. È misurato generalmente al termine del periodo di esercizio, entro il 31 dicembre di ogni anno, rappresenta la ricchezza aziendale in un dato momento e descrive in valore economico li attivi e i passivi aziendali, cioè gli impieghi di capitale e le fonti di capitale come per esempio le banca o la vendita di immobili.

 

Sono valori rappresentati da costi pluriennali, che daranno i loro benefici nell’arco di più anni. Sono gli impianti, i macchinari, le attrezzature, gli automezzi... e da valori economici rappresentati da valori sospesi, me le merci, le materie prime e i prodotto finiti stoccati in magazzino. Poi ci sono i valori finanziari rappresentati dai crediti, dai debiti, dalle disponibilità monetarie ...

 

Il patrimonio si divide in dare avere. Per chiarezza pensa che il patrimonio è diviso in fonti e impieghi di capitale. Le fonti  del patrimonio sono i capitali messi per l’acquisto di un macchinario, per esempio, e possono provenire dal capitale proprio o da terzi.

L’impieghi possono essere diversi: immobili, mobili, impianti, macchinari, attrezzature, merce in magazzino.

Oppure semplicemente una perdita di esercizio. La domanda che ti chiarisce quest’aspetto è: “ come hai impiegato questi soldi?” Li hai persi? La perdita è un impiego di capitale e va messo nell’attivo, e cosi l’utile che va messo nel passivo di esercizio. L’utile infatti è una fonte di capitale e quindi va sommato i debiti che il capitale ha nei confronti dell’utile stesso che sta portando ricchezza al capitale.

 

Il capitale proprio può essere fornito dall’imprenditore o dai soci in sede di costituzione dell’azienda o in aumento di capitale, e può essere rifinanziato a sua volta. Il capitale a terzi può provenire  dalle banche o dai fornitori. Le banche fanno credito di finanziamento a un tasso d’interesse chiaro anche per lungo tempo, mentre i fornitori fanno credito strutturato fornendo materia prima con un pagamento prolungato nel tempo, generamene breve, con il tasso d’interesse comprese ne prezzo.

 

Finanziariamente parlando è la stessa cosa. La banca fornisce denaro, un capitale che rivuole indietro dopo un lungo tempo a un tasso d’interesse. Il fornitore fornisce la merce che farà produrre ricchezza per poter pagare la merce fornita. E’ nella cultura d’impresa del fornitore di materia prima far credito. Questo gli consente di lavorare e guadagnare.

 

Se non concede questo tipo di credito lavorerebbe molto poco, semplicemente perché la sua materia ha bisogno di essere lavorata, trasformata e venduta.

Il fornitore in questa storia come si finanzia?

 

Il problema finanziario è tanto più grande quanto è la distanza dal cliente finale, ossia dal pagatore. Un negozio di alimentari incassa subito per contanti, se vendesse ad un’altro negozio dovrebbe aspettare un po’ prima di avere pagamento. Più lunga la catena dei passaggi è più passa il tempo e quindi maggior denaro.

 

In breve il patrimoniale:

capitale proprio

  1. capital sociale, fornito dai soci
  2. Utili reinvestiti, cioè non prelevati dai soci.

capitale a terzi

  1. banche
  2. fornitori

 

C’è una differenza fondamentale in termini di tempo tra questi due tipologie di capitali; il tempo.

Nel capitale proprio, il tempo lo decide l’imprenditore, mentre nel capitale a terzi c’è una scadenza precisa entro la quale si deve restituire il capitale. Direi che l’indebitamento per l’impresa è necessario, permette la partenza , l’innovazione e la velocità sul mercato, io dico che è una macchina che funziona a soldi, dove il denaro è l’energia che i trasforma in altro denaro ....

C’è comunque una via alternativa per evitare l’indebitamento aziendale. Lo puoi fare attraverso il noleggio dei mezzi. In questo caso i mezzi non sono i tuoi, non devo pagare l’acquisto ma solamente l’uso. Ma quale è la scadenza ideale per i tuoi debiti?

Coincide con la scadenza dei tuoi impieghi poiché le fonti di capitale servono per acquisire i fattori produttivi. In altre parole nel momento in cui hanno finito la lo funzione devono essersi ripagati. Ogni investimento in azienda deve portare ad un guadagno diretto o indiretto: più vendite, pi organizzazione, più immagine.

Anche l’immagine mi permetterà di vendere di più, è un concetto che ha a che fare con la fiducia del consumatore. Il tema centrale è quello di raggiungere un equilibrio nelle finanza e questo è possibile quando la durata del bene è uguale alla durata del suo utilizzo.

Per esempio se prendi una fornitura che venderai in 120 giorni, prendi un credito da restituire in 10 giorni, se prendi un prodotto che rivenderai un po’ alla volta prendi un pagamento 30, 60, 90, 120.

Il denaro in cassa non fa guadagnare ma l’acquisto di macchinari che producono ricchezza fa guadagnare, oppure personale che può produrre ricchezza diretta o indiretta.

 

In azienda ogni giorno succedono molte cose e se non hai i dati contabili in linea con il momento di analisi perdi il controllo aziendale che è rimandato solo alla lettura bilancio, ma potrebbe essere troppo tardi. Può succedere di avere un incremento delle vendite notevole, ma guardano.

 

Il conto economico in assetto di marketing strategico

Adesso sul tuo patrimoniale hai bisogno di qualcuno che spinge e trasforma il capitale in ricchezza. Alla fine dell’anno l’imprenditore controlla il risultato aziendale e verifica se può mettersi in tasca qualcosa. Non penso che sia sufficiente sapere solo questo. Infatti, il conto economico serve per capire quali sono le cose che funzionano meglio in termini di efficienza e quale anno migliorate o eliminate.


La presentazione del bilancio nella parte conto economico si presenta con le seguenti voci principali:


 

Risultato della produzione o industriale.

È il risultato tipico del lavoro fatto in azienda. Se ti occupi di riparazioni considera ciò che i clienti pagano per i tuo lavoro di riparazione detto ricavo, meno i costi per farlo, costi dei finanziamenti presi rateizzati sul periodo in analisi detto ammortamento.

 

Risultato operativo

È ciò che rimane del risultato industriale meno i costi commerciali e amministrativi che il lavoro comporta.

 

Risultato globale

È formato dagli introiti e dalle spese non direttamente generati dal lavoro. Spese legali, affitti di parti d’ufficio. Come vedi stiamo parlando sempre di denaro, ma lo consideriamo diverso per fare in modo di avere la certezza della provenienza del denaro nelle casse.

 

Risultato prima delle imposte

E’ questo i risultato prima del pagamento degli oneri finanziari. E’ normale averli in azienda, ma quando sono eccessivi vanno prese dei contro misure dette appunto finanziarie: per esempio rinegoziare il debito con la banca in avanti, cioè spostandolo dal breve al medio termine, cosa che in Italia succede molto spesso.

 

Risultato netto.

È il risultato dopo il pagamento delle imposte, il vero guadagno dell’imprenditore. Per meglio monitorare quest’area nel bilancio ci sono una serie d’indicatori che ti aiutano a controllare l’andamento del guadagno.

 

Indici di bilancio


Gli indici di bilancio sono delle spie che se le leggi al momento giusto ti permettono di correggere il tiro in tempo utile.

ROI. Ritorno sugli investimenti che esprime la redditività del capitale investito e si calcola con il rapporto che c’è tra il reddito operativo e il capita investito. E molto utile avere questo indice che ti dice in termini percentuali il guadagni di un investimento a prescindere dalla sua provenienza, si essa personale o di credito.

 

Esempio: un macchinario costa 1.000.000 di € e porterà degli utili e dei risparmi per 70.000 € .Il suo rendimento quindi è del 7%. E il costo del denaro espresso dal tasso d’interesse passivo è del 4% avrai un rendimento del 3% senza dover utilizzare capitali propri.

 

ROE. Ritorno sull’equity. Questo indice esprime la redditività sul capitale proprio e si calcola come il rapporto tra il reddito netto e il capitale proprio. Questo indice è molto utile al socio che può quantificare il suo guadagno rispetto al capitale investito.

RI. Rapporto dell’indebitamento. Questo indice è la proporzione tra il capitale di terzi e il capitale proprio. Questo indice è utile per capire quanto la struttura sia indebitata o se invece occorre chieder altro credito.

OC. Onerosità del capitale di terzi. Si calcola con il rapporto tra oneri finanziari e i capitali di terzi. Questo indice ti dice quanto costa il debito totale dell’azienda.

 

IL controllo dei costi


Nel controllo di gestione  c’è un’area che merita molto rispetto per difficoltà e importanza; la definizione e il controllo dei costi.

Questi si dividono in costi fissi e costi variabili. I primi sono costi che non variano al variare della produzione; per esempio l’affitto che non cambia mai, le tasse, l’ammortamento, il personale, il telefono, il commercialista, la pubblicità, le spese commerciali, spese amministrative.

I costi variabili invece variano al variare della produzione. Le materie prime sono il principale costo variabile, poi c’è la forza motrice diretta che aumenta all’aumentare della produzione.

 

La manodopera diretta, è quella delle persone che lavorano direttamente al prodotto ,tutte le spese che aumentano all’aumentare della produzione. Tale divisione è valida nel breve periodo, perchè nel lungo periodo i costi sono tutti variabili. Il calcolo è importante per mettere in relazione il prezzo di vendita , con i costi variabili e i costi fissi. Tale misura si chiama punto di pareggio e indica il numero di pezzi di produzione che l’azienda deve vendere a un dato prezzo per coprire i costi fissi e quelli variabili, oltre i quali arriva il ricavo.

 

Ecco un piccolo esempio e poi farai un esercizio. Fai l’elenco di tutti i costi fissi aziendali. Poi fai l’elenco dei costi variabili del prodotto partendo dalle materie prime che lo compongono, Prendi i costi unitari della produzione e moltiplicali per la quantità di ognuna.

 

Cos’ hai ottenuto il costo variabile di una singola unità di prodotto. Se dal prezzo togli il costo unitario variabile avrai il margine. La domanda successiva è . questo margine che hai ottenuto quante volte deve essere ripetuto per coprire i costi fissi?

 

Poi dividi i costi fissi per il margine e ottieni il punto di pareggio, più comunemente chiamato nella lingua inglese Break Even Point.

 

Ecco un esempio

Totali costi fissi

€ 1.000.000,00

Costo variabile unitario

€ 10,00

Prezzo € 30 - € 10

€ 30

Margine

€ 20,00

 

 

 

Quante volte dovrò guadagnare 20 € per ripagare 1.000.000,00?

La risposta è semplicemente 50.000, così ottenuta: 1.000.000€/20€= 50.000 pezzi.

Il che significa che dovrai vendere 50.000 pezzi del tuo prodotto per pareggiare, oltre ai costi variabili, tutti i costi fissi.

 

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