| Artisti nel Coaching,un opportunità di lavoro importante |
| Scritto da Emiliano Pintus | |||
|
There are no translations available. Come si possono suddividere i coach? Coaching course, life coach training, executive coaching, life coaching, business coaching ma vediamo la definizione.
DEFINIZIONE
Il termine coach deriva dall’inglese “coche” che corrisponde al moderno “wagon” (carro) o “carriage” (carrozza), quindi allude all’idea di trasporto. Il coach è dunque un veicolo di cambiamento, di crescita: trasporta una o più persone da uno stato di partenza alla meta desiderata (la vittoria nel caso sportivo, il raggiungimento di determinati obiettivi, come trovare lavoro o acquisire nuove quote di mercato, nel caso del coaching personale o aziendale). “In generale, si definisce coaching il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance” (Robert Dilts-Il manuale del coach) mwz Si è soliti pensare al coach come all’allenatore sportivo ed in effetti il coach allena le menti dei clienti (coachees) a divenire più consapevoli e quindi sviluppare le proprie potenzialità in vista del miglioramento delle performance. In tal senso il coach è stato definito anche come un “facilitatore del cambiamento”. Attraverso un’attività di osservazione, ascolto, feed back e stimoli precisi il coach aiuta un individuo o una squadra a realizzare i propri progetti, contribuendo, in tal modo, alla crescita dei soggetti. CENNI STORICI Il coaching nasce in America negli anni ’80 e successivamente si diffonde in Europa soprattutto nelle sedi delle multinazionali americane. Negli anni ’90 anche le società europee, soprattutto quelle di orientamento commerciale ricorrono al coaching, per motivare la propria struttura di vendita in periodo di recessione. Negli ultimi anni si è via via sviluppata una maggiore sensibilità nei confronti di questo servizio, che viene considerato uno dei migliori investimenti nel campo delle risorse umane, poiché offre maggiori garanzie d’efficacia rispetto alla formazione classica. TIPOLOGIE Esistono diverse forme di coaching Personal o life coaching: è un rapporto one to one, in cui il coach sostiene un individuo nella propria crescita personale, attraverso la definizione e realizzazione di progetti di tipo personale o professionale. Sport coaching : il coach collabora con lo staff tecnico e gli atleti, occupandosi essenzialmente della preparazione mentale di questi ultimi al fine di predisporli ad affrontare al meglio la competizione sportiva. Business coaching: è rivolto al conseguimento di obiettivi professionali sia individuali che di gruppo (corporate coaching). FINALITÀ DEL COACHING Qualunque sia il suo obiettivo finale, elevare le performance (lavorative-sportive) del singolo o di un gruppo, creare un team solidale e vincente, facilitare l’assunzione di un nuovo ruolo ecc., l’obiettivo principale del coaching è promuovere lo sviluppo della leadership personale del coachee. Ciò è infatti preliminare al conseguimento di qualsiasi altro obiettivo; in altre parole, il coach promuove in primo luogo la crescita della persona per favorire poi quella del professionista. A tal proposito Robert Dilts distingue un coaching con la C maiuscola (quello che lavora sull’identità) da quello con la c minuscola, ovvero quello che si concentra esclusivamente sul comportamento per promuovere performance più elevate. Uno dei presupposti del coaching è che il successo in ogni attività è dato per l’80% dalla psicologia e per il 20% dalla tecnica. Per questo motivo durante tale percorso l’attenzione è rivolta a valori, credenze ed regole di vita del soggetto, con l’intento di renderlo maggiormente consapevole di quali siano i fattori che limitano le proprie performance e su quali far leva per innescare un processo di miglioramento. IL METODO Coaching e PNL Piuttosto frequente è l’accostamento tra coaching e la Programmazione Neurolinguistica. Più di ogni altra disciplina infatti, la PNL appare adatta a fornire al coaching metodi e strumenti di lavoro. • Il primo luogo il coaching condivide con la PNL la prospettiva rivolta al futuro: l’attenzione non si concentra sul passato alla ricerca di cause, bensì è rivolta alla definizione di obiettivi e quindi al conseguimento di risultati. • Il coaching condivide molti dei presupposti della PNL come: ”Non esistono fallimenti, ma solo risultati”, “Se si vuole capire si deve agire disponiamo già di tutte le risorse che ci occorrono”, oppure siamo in grado di procurarcele”,”Ogni comportamento ha uno scopo”, “Siete noi a creare la nostra realtà. • La PNL con la sua analisi dei sistemi rappresentazionali appare poi particolarmente adatta per affinare le capacità di osservazione ed ascolto, indispensabili per l’attività di coaching. • Per entrare in rapporto con il proprio cliente il coach utilizza le seguenti tecniche elaborate dalla PNL. • La calibrazione che consiste nell’individuare lo stato d’animo dell’interlocutore prestando attenzione al suo linguaggio non verbale. • Il ricalco che significa venire incontro all’interlocutore, entrando in relazione con lui e stabilendo affinità a livello conscio ed inconscio, verbale e non verbale (cercando di usare le stesse parole e gli stessi gesti). Il bravo comunicatore è colui che riesce a ricalcare la persona che ha di fronte dicendo: “Ti capisco perché io sono come te”. Inoltre, durante la fase di feed back il coach fa uso della tecnica dell’ancoraggio, per incoraggiare e favorire la riproduzione di un determinato comportamento positivo o liberarlo da atteggiamenti e stati emotivi negativi. Ancorare significa legare uno stimolo (visivo, uditivo, cinestesiico) ad una determinata azione o stato emotivo. Chi domanda guida Un altro dei presupposti del coaching è il seguente: è il cliente che ha le risposte (il coach ha “solo” le domande). Tale presupposto deve essere ben chiaro fin dall’inizio. È bene che il cliente venga informato del fatto che egli sarà protagonista attivo di questo percorso e che il coach non dispenserà giudizi e consigli, bensì solleciterà il cliente con domande ben calibrate al fine di condurlo ad operare scelte consapevoli. Le domande più efficaci sono del tipo: che cosa…soggetto… verbo positivo al futuro Tali domande permettono al cliente di focalizzarsi sugli obiettivi. Le domande con come si focalizzano sul modo in cui raggiungere gli obiettivi, le domande con quando sui tempi di realizzazione. È preferibile evitare le domande con perché, in quanto esse si focalizzano sul passato, che è scarso interesse per il coaching. Tale percorso è infatti orientato a trovare soluzioni piuttosto che spiegazioni e cause. LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI A questo punto si passa alla definizione degli obiettivi, che appartengano a ciascuno dei settori sopraelencati. In un primo momento è possibile utilizzare la tecnica del brainstorming, elencando tutti gli obiettivi che vengono in mente. In II momento si passa alla definizione della cosiddetta top ten, ovvero i dieci obiettivi che si intendono attuare entro 1 anno. (Meglio se tali obiettivi appartengono ai vari ambiti della vita). IL DECALOGO DEL BUON OBIETTIVO Il coach ricorda al coachee le caratteristiche che rendono un obiettivo realizzabile: deve essere specifico, definito e misurabile, con una scadenza espresso in positivo, fattibile motivante obiettivo espresso in forma scritta non in contrasto con i propri valori immaginabile condivisibile con gli altri suddivisibile in sottobiettivi intermedi LA TOP TEN DEGLI OBIETTIVI 1 2 .......................................................................................................... 3 .......................................................................................................... 4 .......................................................................................................... 5 .......................................................................................................... 6 .......................................................................................................... 7 .......................................................................................................... 8 .......................................................................................................... 9 .......................................................................................................... 10 .......................................................................................................... Il coach si accerta che gli obiettivi definiti dal cliente possiedano tutti i requisiti sopraelencati. LE CREDENZE LIMITANTI Il coach chiede al cliente quali siano i motivi che gli hanno impedito di raggiungere tali obiettivi. Questo è un momento particolarmente delicato, poiché emergeranno tutte le credenze limitanti del soggetto (non me lo merito, non sono capace, le mie condizioni sociali me l’hanno impedito, la gente non mi capisce ecc) che dovranno essere sostituite con credenze potenzianti. È bene che il cliente sia consapevole dell’importanza di possedere questo tipo di credenze e quale forza esse possano esercitare su di lui. LA PERSONA CHE VOGLIO ESSERE Un’altra domanda fondamentale è “Quale tipo di persona sarai quando avrai conseguito quegli obiettivi?”. Il coach invita il cliente a comportarsi come se già fosse quel tipo di persona, a vivere come se avesse già raggiunto quegli obiettivi. Cerca di fargli pregustare il momento della realizzazione degli obiettivi, facendo leva su tutte Questo al fine di mettere il cliente nello stato emotivo più produttivo. IL PIANO D’AZIONE Il coach supporta il cliente nella definizione di un piano d’azione spingendolo a definire i passi intermedi necessari per raggiungere il risultato desiderato. In alcuni casi può essere utile definire i vari passi a ritroso partendo dal risultato e tornando alla situazione di partenza. GLI OSTACOLI AL CAMBIAMENTO: LE ABITUDINI Nella definizione di un piano d’azione emergerà la necessità di assumere nuovi comportamenti, di acquisire nuove abitudini. Le abitudini sono il maggiore ostacolo al processo di crescita, sono tutti quei comportamenti a cui il soggetto è ancorato e che gli impediscono di ottenere gli obiettivi desiderati. Il coach spinge il cliente ad uscire dallo stato di sicurezza garantito dalle abitudini, dalla propria zona di confort per sperimentare nuovi comportamenti che lo porteranno a conseguire i propri risultati. Le resistenze al cambiamento saranno molteplici. Il cliente metterà in atto una serie di autosabotaggi più o meno consci che il coach dovrà riconoscere e saper fronteggiare, impedendo al cliente di perdere il focus dai propri obiettivi. PRIMA COACH DI SE STESSO Non potete aiutare qualcuno a scalare una montagna senza avvicinarvi voi stessi alla meta. Gen H. Norman Schwarzkopf Il coach non è necessariamente un esperto di ogni settore, non è necessariamente un campione sportivo, tuttavia deve essere un leader di se stesso, deve cioè aver sperimentato su di se il percorso di crescita sopradescritto, definendo un piano di obiettivi coerente con il proprio sistema di valori e possedere credenze di successo. LIBRI CONSIGLIATI “Il Manuale Del Coach” - NLP Italy - Robert Diltz,. “DIVENTARE COACH CON LA PNL” - Sperling & Kupfer - Joseph O’Connor e Andrea Lages
|





Informazioni dal mondo del web. Tendenze, aspetti economici, blogger che ce l'hanno fatta, gli esperti e gliarticoli più formativi per la crescita del traffico di un sito.





a> 



