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Presentazione di Emiliano Pintus per Performance Review Italia

Presentazione di Emiliano Pintus Chief Marketing Officer per Performance Review Italia

EMILIANO PINTUS CONSULENTE STRATEGICO E ORGANIZZATIVO PER LA PMI

Emiliano Pintus si occupa di Strategia aziendale,  marketing e organizzazione. Queste sono le le aree di specializzazione che porta avanti per la PMI nel centro Italia.

 

I principi che guidano Innovatre consulting, il marchio con il quale opera Emiliano Pintus, sono: 


FIDUCIA - ANALISI - PENSARE E AGIRE PER OBIETTIVI E RISULTATI - IMPEGNO CONTINUO - CONDIVISIONE DI INTENTI - REPUTAZIONE E RISPETTO

FRASE GUIDA: PENSIERO AZIONE OBIETTIVI RISULTATI. ESISTONO PERSONE CHE FALLISCONO PERCHE AGISCONO SENZA PENSARE E PERSONE CHE FALLISCONO PERCHE PENSANO SENZA AGIRE. IO PREFERISCO PENSARE E AGIRE MISURANDO COSTANTEMENTE AFFINCHE IL MIGLIORAMENTO CONTINUO SIA COSA CHIARA E FATTIBILE. 

 

Emiliano Pintus impegna le sue energie per:


  1. COSTRUIRE STRATEGIE EFFICACI ED EFFICENTI
  2. FARE IN MODO CHE TUTTI I COMPONENTI DELL'ORGANIZZAZIONE SI MUOVANO SENZA CREARE DISPARITA'
  3. ALLINEARE LA VITA QUOTIDIANA DELL'AZIENDA CON GLI OBIETTIVI STRATEGICI DESIDERATI
  4. COINVOLGERE IL VOSTRO TEAM NELLA COSTRUZIONE DI UN ORGANIZZAZIONE VINCENTE DI CUI ESSERE FIERI DI APPARTENERE 

 

 

ADESSO UN PO EMILIANO PINTUS: Ma cosa è una Strategia?

 

Riportiamo qui la descrizione generale della parola Strategia:


 

Una Strategia è la descrizione di un piano d'azione di lungo termine usato per impostare e successivamente coordinare le azioni tese a raggiungere uno scopo predeterminato. La Strategia si applica a tutti i campi in cui per raggiungere l'obiettivo sono necessarie una serie di operazioni separate, la cui scelta non è unica e/o il cui esito è incerto. La parola Strategia deriva dal termine con cui in greco antico si indicava il generale.

La Strategia si contrappone alla tattica, che ha invece lo scopo di pianificare al meglio la singola azione e deve tener conto di tutti i vincoli pratici e contingenti di essa. Militarmente, la Strategia si riferisce ad operazioni tese a raggiungere un obiettivo di lungo termine e si attua su scale geografiche ampie, la tattica si riferisce invece ad azioni tese a raggiungere un obiettivo di breve termine e generalmente si attua su scala geografica ridotta: la tattica riguarda cioè il come combattere una battaglia, mentre la Strategia riguarda il capire se la battaglia debba essere combattuta o no. Cambiare tattica nel corso delle operazioni è normalmente possibile senza grossi problemi, e anzi è spesso vantaggioso per adattarsi a situazioni nuove o per ottenere la sorpresa sul nemico; cambiare Strategia invece è di solito difficile e costoso, perché impone una riorganizzazione profonda e la modifica o l'abbandono degli strumenti/armamenti/organigrammi usati.

Il primo trattato di Strategia si può con certezza far risalire a Sunzi (孫子; pinyin: Sūnzǐ; Wade-Giles: Sun Tsu), nel periodo della dinastia Zhou, in Cina (VI-V secolo a.C.) intitolato L'arte della guerra (Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法), ed ancora tenuto come testo base per l'apprendimento della Strategia in ogni campo dell'azione umana.

fonte: wikipedia.

 

Cenni storici della parola Strategia


Figura dello strategos nella Atene democratica La figura dello stratego era però già presente ad Atene già dal 501 a.C., con la costituzione clistenica. Da quell'anno, ogni anno, infatti i cittadini Ateniesi elessero dieci generali, uno per ognuna delle dieci "tribù" create con l'instaurazione del regime democratico.Originariamente i dieci generali collaboravano con il Polemarco, cioè il comandante supremo delle forze armate,uno degli arconti o magistrati, che però ben presto perse ogni potere effettivo militare. Strategos significa letteralmente "comandante dell'esercito", ma sotto pressioni di Temistocle gli strateghi assunsero il controllo anche della marina.

 

I dieci generali erano sul medesimo piano gerarchico, ciò è testimoniato dal fatto che essi nella battaglia di Maratona scelsero per votazione il miglior piano di battaglia senza alcuna imposizione. Ciò non significa però che ogni generale avesse dei particolari ambiti di responsabilità. A volte furono eletti in via onoraria alla carica di strateghi alcuni cittadini illustri come Sofocle. Come già detto sopra ogni anno venivano eletti dieci generali e nel caso in cui uno di questi fosse licenziato o morisse veniva eletto un sostituto che lo rimpiazzasse per la restante parte dell'anno. Le elezioni avvenivano mediante archeresie, ma esclusa la modalità delsorteggio.

I dieci generali erano scelti tra il centinaio o quasi di ufficiali che erano eletti e tra questi essi erano i più in vista. Durante la democrazia ci fu la tendenza a selezionare gli ufficiali tra il popolo, ma i generali dovevano possedere sia esperienza in guerra ma anche esperienza nei rapporti diplomatici, compito che solitamente era solitamente riservato agli appartenenti alla classe aristocratica.

 

È probabile che in linea teorica la carica di generale non fosse preclusa ad alcun cittadino ateniese, ma nella realtà essa era riservata solamente agli appartenenti all'alta società.

La carica di generale era estremamente remunerativa, infatti, anche se essi venivano pagati solo in periodo di guerra, era consuetudine che essi ricevessero una parte del bottino di guerra e che in tempo di pace le ambascerie delle altre città facessero a loro sontuosi regali.

Durante il V secolo la carica di strategos ebbe una forte connessione con il comando supremo dello stato. Molti di essi influenzarono molto le scelte politiche della città, facendo pesare in modo considerevole il loro potere ma senza possedere le basi giuridiche per farlo.

Formalmente durante le assemblee essi esprimevano la loro opinione di privati cittadini.

L'esempio più lampante e famoso è quello di Pericle che dal 443 al 430 tenne strettamente in pugno le redini del governo di Atene, ricoprendo più volte la carica di strategos, sebbene un semplice voto dell'assemblea dei cittadini potesse destituirlo. Secondo Tucidide la sua influenza fu così grande che in realtà ad Atene si era instaurato un regime monarchico. È da notare che Pericle poteva, però, essere esautorato dal suo incarico semplicemente con il voto dell'assemblea cittadina.

Durante il IV secolo non vi fu più un legame così stretto tra il potere politico e quello militare. Ciò fu conseguenza della mutata situazione di Atene e della Grecia, che produsse una maggiore difficoltà sia nella gestione della politica militare, sia nell'amministrazione politica ed economica della città stessa.

In questo periodo Atene ricorse frequentemente a milizie mercenarie e i comandanti di queste potevano essere eletti al grado di generale e avere anche potere civile.

Con la perdita del suo impero, le finanze di Atene erano meno solide e una schiera di nuovi politici diventò prominente. Questi, assieme ad abili oratori, strapparono ai generali il loro ruolo politico. Dal IV secolo molti generali furono eletti dal popolo senza che fossero legati ad una delle 10 tribù originarie.

I generali erano frequentemente sottoposti ad indagini e processi per il loro operato. Le pene andavano dalla pena capitale al bando. Le pene potevano essere veramente enormi, è stato riportato che potevano portare alla confisca di tutti i beni anche dei più ricchi cittadini ateniesi. Nel 430 a.C. Pericle stesso fu temporaneamente sospeso dalla carica e processato. Dopo la vittoria nella battaglia delle Arginuse nel 406 a.C., tutti gli otto generali in comando nella battaglia furono processati e condannati a morte per non essere riusciti a recuperare i sopravvissuti. Non tutti tornarono in patria non accettando di sottostare alla decisione.

L'esercito Ateniese era organizzato su principi democratici e la disciplina era relativamente debole. Sono stati riportati solo pochi casi di esecuzioni sommarie decise d'autorità dai generali durante le campagne; normalmente i generali prima di eseguire sentenze nei confronti soldati che avevano compiuto gravi trasgressioni portavano questi ultimi davanti a ciò che noi ora chiameremmo corte marziale.

 

I generali stessi erano sottoposti ad inchieste sul loro operato l'anno seguente al termine del loro mandato. Queste inchieste potevano portare a processi pubblici nei quali venivano ascoltati anche coloro che avevano combattuto sotto il comando del generale sotto giudizio.

 

 

L'obiettivo di Peforamance Review Italia è quello di selezionare notizie, informazioni dal mondo del web per far crescere le persone e le piccole e medie aziende.

Il nostro impegno giornaliero è diretto verso la semplificazione della crescita attraverso la selezione di informazioni, metodi, strumenti di formazione solo online per via della grande utlitità e il basso costo rispetto alle modalità in aula,  che custodiscono come segreti le organizzazioni e le personalità di successo.

 

 

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" Il Successo inizia sempre con la chiarezza, passa per decisioni che soddisfano i desideri di altri e si perfeziona con il controllo costante" Emiliano Pintus Consulente marketing Péiccola e Media Azienda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In foto: WorkShop di Robin Good

Io e Robin Good, un italiano che ha guadagnato ben 

675.376 euro con adsense, un vero guru dei nuovi media


 

 

In foto: Scuola di Palo Alto .

Io e  Il Prof. Fabrizio Bocci , uno dei personaggi al livello mondiale che

che conosce ed applica la balanced scorecard nella pubblica amministrazione

e nelle azienda private

 

Mi presento con semplicità:

Emiliano Pintus

 

Sono stato  consulente per :

Socon srl

Cloe Guitars

Tecnopubblicità srl

Maximo Club Sportivo

One Price

Intermedia Gruppo Caltagirone

Accademia Nazionale Comunicazione D'Impresa

Accademia Nazionale Professioni Alberghiere aderente a Confindustria

Progedil

Pratiko Brico e Arredo

Sarigo

Pubbli6

Grand Hotel

Ufficio Stile srl

Gruppo Wi

Chicago 1930

Medeor

Studio Commerciale Neri

UNAI

Consorzio Euro10

Europulimento

Ristorante la Paella2

Roma Estate

Gocce di Profumo

Fatal Beauty

Gruppo Bunny's Sun

Neri x Caso

MoneyTransfert

Smiling Coach System

 

Cosa ho fatto per loro:

Comunicazione d'impresa

Pianificazione di marketing

Advertising online e offline

Brand

Rebranding

Innovazione di prodotto

Posizionamento strategico

Web marketing

Formazione per divisioni marketing e grafica

marketing operativo

Eventi in centri commerciali

Copywriter

Sms Advertising

Ricerche di mercato sul punto vendita

Fidelizzazione della clientela

marketing Tribale

Coaching motivazionale

 

Ecco una piccola storiella di vita del mio lavoro.

 

Sono sempre stato attratto dal capire che cosa governa che cosa. Le dipendenze dei risultati dalle cause sono un mondo affascinante che rivela il grande principio di dualità di tutte le cose.

Ho sempre creduto nella razionalizzazione e nel criterio come approccio al pensiero comune e questo, forse, mi ha portato a realizzare un lungo viaggio, durato quasi 10 anni, per cercare l’equilibrio delle cose e soprattutto una formula semplice e senza tempo capace di selezionare le cose che funzionano e scartare le cose superflue.

 

Alcuni miei compagni di viaggio mi hanno definito come un fissato del modello, ma io penso che tutto può essere ricondotto ad un modello. IL mio sogno è quello di creare uno sistema integrato capace di aiutare le piccole  e medie aziende a realizzare i loro sogni di successo, come imprenditori e come squadra. Penso che il sentimento di proprietà che caratterizza la PMI è soltanto un sintomo della mancanza di un sistema pensato per loro da chi è come loro ed ha provato le stesse vicissitudini.

 

Da circa 10 anni sono consulente aziendale della media impresa. Sono prima di tutto un appassionato, un ricercatore attento ed un collezionista di modelli aziendali. Lavorativamente parlando sono un professionista nella governante aziendale (che significa come gestire l’azienda sotto diversi punti di vista). Mi sono sempre chiesto per quale motivo le organizzazioni si tengono in piedi; il contratto di lavoro, il guadagno, la promessa fatta a se stessi quel giorno speciale della decisione di cosa fare come lavoro o chi essere. Personalmente rimasi colpito quando in una sessione di selezione all’interno di un’azienda da 8 milioni di euro di fatturato lordo l’anno, le persone che erano sedute li davanti a me cercavamo di sopravvivere e non di capire cosa si stava loro offrendo.

Aprii la riunione intorno ad un tavolo con circa 40 persone. Di prima uscita dissi: “ A chi interessa un lavoro? Stiamo cercando collaboratori motivati.

 

Signori cosa è per voi il lavoro, cosa significa lavorare, quale sarà lo stimolo che ogni mattina vi farà scendere dal letto per iniziare la giornata produttiva. In poche parole perche siete qui? Soldi! La risposta più comune era questa. Bene, dissi. Ci sono molti modi per guadagnare soldi allora perché qui?

 

In quest’ azienda che si occupa di bricolage e fai da te? Soldi, vicino a casa, vicino a mia madre, l’unica cosa che posso fare per sopravvivere nel breve termine, intanto studio, non so cosa fare nella vita, provengo da una famiglia povera, non so fare di meglio, in Italia non si può aspirare ad altro, non tutelano i giovani ….

Quando erano assunti con contratti a tempo determinato oppure a progetto, la preoccupazione più grande era il futuro e non il presente. La perdita del lavoro e non le modalità della crescita.Come se il posto di lavoro fosse solo solo un diritto. Non importava cosa volessero fare della loro vita lavorativa, ma il presente in funzione del denaro; poco, maledetto e subito.

 

Parlando con la direzione esponevo il fatto, le persone contattate non mostravano motivazione per l’impiego proposto, non avevano la minima idea di cosa era il lavoro che avrebbero dovuto fare, tranne qualche informazione generica sul ruolo ricoperto all’interno di un gruppo. Bastava un pò di esperienza precedente e via. Questo per la proprietà non era un problema, braccia facilmente controllabili.

 

Poi si cominciava a mettere pressioni incongruenti, ordini diversi da persone diverse, politiche confuse che portano a identità lavorative confuse. E quando il personale si trova in questo stato d’animo indovinate un po’ qual’è la cosa che li tiene attaccati al minimo indispensabile da fare durante il giorno? Già, lo stipendio.

 

Ma uno stipendio di circa ottocento euro cosa può ispirare? Il minimo indispensabile. Dunque tutto è il semplice denaro per tirare avanti, o c’è di più. Ebbene, a me piace pensare che c’è molto di più.

Dal punto di vista dell’imprenditore la verità era completamente un’altra. C’è grande difficoltà ad accettare che non ci si può aspettare dalle persone quello che si vuole.

 

C’è bisogno di chiarezza, di un percorso di crescita lineare e meritocratico, non solo, i dipendenti sono quelli che più hanno bisogno di credere in una Strategia aziendale vincente. Spesso le persone che smettono di fare la differenza nelle organizzazioni hanno motivazioni semplici. Non credono più nel leader che guida l’azienda, non si sentono valorizzati dalla proprietà, non riescono ad immaginare un futuro brillante perché non vedono negli occhi dell’imprenditore la forza la chiarezza e la voglia di riorganizzare la situazione. Un comportamento abbastanza diffuso è la confusione nel dettare direttive, non c’è continuità, un giorno una cosa ed il giorno seguente un’altra, oppure ordini diversi da persone diverse, con cariche diverse.

 

Quello che sento ultimamente è molto tipico della mancanza di organizzazione e allineamento. Le persone non sanno chi sono e quello che fanno. Si sentono in perenne emergenza, in poche parole non hanno un’identità lavorativa. Il misuratore che avvalla questa opinione è il dilagare di corsi di formazione sull’autostima per la riscoperta dei valori primari. Mai come oggi c’è bisogno di creare un’identità professionale ed impreditoriale nuova perché nuova è la situazione che si configura di fronte a noi giorno dopo giorno.

 

Una figura professionale come la mia viene usata per cambiare le cose, per dare un percorso chiaro sulla gestione del cambiamento, un modulatore di emozioni distruttive e autodistruttiva per ridare tono al vigore delle organizzazioni. In Italia la generazione degli imprenditori è anziana, la maggior parte delle aziende medie sono a carattere familiare, i giovani non credono in loro e non sono pronti a soffrire per raggiungere dei risultati, perché sono saltati tutti gli schemi di saggezza che le vecchie generazioni custodivano come tesoro da tramandare. Internet ha cambiato tutto, le abitudini delle persone sono cambiate, c’è tutto di tutto, e la moneta unica ha aperto le frontiere.

 

Mentre ieri cambiare era considerato una stranezza oggi chi non cambia in fretta muore e vi posso garantire che cambiare non è facile, a meno che no cresca la cultura della gestione del cambiamento che inizia con la ricerca dell’equilibrio. Penso che assisteremo ad un periodo molto difficile, un periodo di ricerca e consapevolezza del cambio epocale: la semplificazione.

 

 


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