Top manager:
stipendio legato ai risultati?
Ma quando mai

Uno studio realizzato dall'Università Bocconi mostra come la relazione fra risultato aziendale e compensi sia provato in rarissimi casi. Per il resto, le due variabili viaggiano seguendo strade diverse
Proprio mentre si torna a parlare di nuova etica nell'economia e di "tetti" ai bonus dei top manager, uno studio condotto dall'Università Bocconi - riportato oggi dal Sole 24 Ore - mostra come la relazione fra stipendio e risultati aziendali sia poco più di una chimera. Solo l'1% dei casi presi in esame rivela infatti variazioni proporzionali fra performance societarie e compenso degli amministratori.
Arnaldo Camuffo e il collega Severino Salvemini, entrambi professori ordinari di Organizzazione aziendale presso l'ateneo meneghino, hanno preso in esame le variazioni degli emolumenti degli amministratori delegati delle quaranta società quotate nel listino Ftse/Mib della Borsa Valori di Milano nel periodo 2006-2008, mettendole in relazione con tre indicatori della performance aziendale:
- il Roi (redditività),
- la variazione annua del corso del titolo
- infine l'andamento dei ricavi.
Solo nell'1% dei casi i due autori dello studio hanno rilevato una relazione diretta fra compenso dell'ad e risultati della società; un dato che si è dimostrato in linea con altri studi analoghi condotti all'estero.
Camuffo e Salvemini spiegano un così scarso rapporto di causa-effetto con architetture dei meccanismi retributivi, spesso irrazionali. In pratica, bonus e incentivi vengono decisi sovente troppo a ridosso dei risultati, annullando l'effetto incentivante. Una migliore azione di indirizzo, a monte, e di controllo, a valle, è quanto gli autori raccomandano ai consigli di amministrazione.
I risultati della ricerca dicono anche altro. Che la crisi ha effettivamente colpito anche i "piani alti" delle aziende, con stipendi calati in media del 25% nel triennio in esame e una stretta che ha colpito soprattutto i cosiddetti "fringe benefits" e le buonuscite. Più che dimezzati i primi, calate del 63% le seconde.
Anche se la crisi globale è partita da lì, i top manager statunitensi pare se la passino decisamente meglio degli omologhi italiani. Se è vero (sono dati della rivista Forbes) che negli Usa gli stipendi dei ceo sono cresciuti negli ultimi anni a un tasso medio del 9,5%, mentre le retribuzioni dei "comuni mortali" si sono arricchite solo del 4,3% e l'indice di Borsa S&P500 è cresciuto dell'8,2% annuo. Almeno fino al 2008. Poi le cose sono cambiate. Come e quanto, ce lo diranno fra qualche anno gli studiosi.
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